TY  -  JOUR
AU  -  Spigonardo, Vincenzo
AU  -  Berardi, Domenico
AU  -  Donegani, Ivonne
AU  -  Martelli, Marilisa
AU  -  Orsoni, Rita
AU  -  Tenuzzo, Claudio
AU  -  Magnani, Giulia
AU  -  Campalastri, Raffaella
AU  -  Giancane, Salvatore
AU  -  Nolet, Maria
AU  -  Maisto, Roberto
AU  -  Tarricone, Ilaria
AU  -  Piazza, Antonella
AU  -  Fioritti, Angelo
T1  -  Salute mentale, migrazione e competenza culturale: 
l’esperienza di Bologna
PY  -  2014
Y1  -  2014-01-01
DO  -  10.1706/1469.16205
JO  -  Politiche Sanitarie
JA  -  Politiche sanitarie
VL  -  15
IS  -  1
SP  -  1
EP  -  10
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1832
Y2  -  2026/04/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1706/1469.16205
N2  -  In molti paesi gli immigrati e le minoranze etniche affrontano disuguaglianze relative sia allo stato di salute sia all’accessibilità e alla qualità delle cure. Anche in sistemi sanitari a copertura universalistica come il nostro, l’accesso degli immigrati ai servizi è ostacolato da barriere sociali, culturali e linguistiche. Nell’ambito della salute mentale tali barriere possono essere particolarmente difficili da superare, a causa dello stigma, del vissuto di fallimento e dei rischi di deriva sociale spesso connessi alla malattia. Una delle strategie più importanti per assicurare equità di accesso e di trattamento consiste nel formare la competenza culturale degli operatori. Questo lavoro descrive le esperienze formative, cliniche e organizzative che nell’ultimo decennio hanno contribuito ad accrescere la competenza culturale nel Dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche di Bologna. Tali esperienze, rivolte soprattutto a situazioni complesse e a gruppi ad alto rischio, si sono gradualmente strutturate nel contesto dell’ordinaria attività assistenziale dei centri di salute mentale, dei servizi delle tossicodipendenze e della neuropsichiatria infantile. Per i centri di salute mentale sono presentati alcuni dati quantitativi: nel 2012 i pazienti stranieri costituiscono il 7% circa dell’utenza totale, sono quasi esclusivamente immigrati di prima generazione, prevalentemente europei (44%) e nordafricani (22%), nell’87% dei casi residenti nel territorio dell’Azienda Usl di Bologna. Il percorso finora svolto indica che per costruire buone pratiche per la salute mentale degli immigrati non è prioritario disporre di centri e professionisti dedicati, bensì intraprendere iniziative formative, comunicative e cliniche che consentano di ottenere servizi culturalmente competenti, facilmente accessibili e fortemente integrati con gli altri segmenti dei sistemi di cura e di comunità. Classificazione JEL. I14, I31.
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