TY  -  JOUR
AU  -  Chesi, Giuseppe
AU  -  Maccari, Sergio
AU  -  Nardi, Roberto
AU  -  Volpi, Riccardo
T1  -  Organici, distribuzione del personale, sovraffollamento delle corsie ospedaliere in ambito internistico: quali riorganizzazioni auspicabili per ridurre il rischio clinico? Analisi della letteratura e riflessioni a partire da esperienze della Regione Emilia-Romagna
PY  -  2015
Y1  -  2015-04-01
DO  -  10.1706/1912.20804
JO  -  Politiche Sanitarie
JA  -  Politiche sanitarie
VL  -  16
IS  -  2
SP  -  101
EP  -  111
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1832
Y2  -  2026/06/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1706/1912.20804
N2  -  Includiamo nella definizione di ‘rischio clinico’ le situazioni in cui un paziente può subire un danno imputabile al processo sanitario, compresa la quantità di personale presente per tipologia dei pazienti e nei diversi momenti temporali (con riferimento al weekend rispetto ai giorni feriali) e compreso il fenomeno del sovraffollamento dei reparti. Dati recenti suggeriscono che sovraccarico di lavoro sul personale infermieristico e minor livello di qualificazione/preparazione condizionano esiti peggiori. Nei dipartimenti di emergenza-urgenza è dimostrata una correlazione tra sovraffollamento di ammalati e rischio di mortalità. Una conseguenza del sovraffollamento negli ospedali è il fenomeno di ammalati in carico alla Medicina ma alloggiati in altri reparti. È segnalato un eccesso di mortalità nei pazienti che vengono ricoverati durante il weekend, periodo in cui rispetto agli altri giorni della settimana una differenza si riscontra soprattutto nella dotazione di personale in servizio, sia medico sia infermieristico. Occorre dunque allocare le risorse di personale laddove e allorquando sono necessarie, superando logiche corporativistiche e grazie a una visione d’insieme dell’organizzazione ospedaliera. Esistono strumenti in grado di contrastare la tendenza al sovraffollamento degli ospedali; un acritico incremento di posti letto non sembra risolvere il problema. Al sovraffollamento contribuisce il protrarsi della degenza di pazienti dimissibili; confronti tra reparti omogenei mostrano scostamenti significativi della degenza media; nel presente lavoro si elencano fattori di inappropriatezza riferiti alla singola giornata di degenza. Alla riduzione del sovraffollamento contribuisce il miglioramento dell’appropriatezza dei ricoveri. L’attuazione in Pronto soccorso del filtro per il ricovero richiede medici di Medicina d’urgenza preparati anche per questo specifico compito e non solo per il trattamento ‘in acuto’. Per non incorrere nell’applicazione acritica dei medesimi protocolli di filtro sul paziente precedentemente sano e su quello già di base affetto da patologie croniche gioverebbe la gestione condivisa di aree di osservazione breve tra medici del Pronto soccorso e medici dell’area internistica per acuti, con l’intento di una dimissione precoce, avvalendosi anche di percorsi successivi di tipo ambulatoriale complesso come il Day service. La gestione delle fasi di acuzie intermedia senza il ricovero in ospedale richiede la rimodulazione a livello dipartimentale delle cosiddette Cure primarie con l’associazione in Nuclei dei medici di medicina generale, con l’apertura di Case della salute e l’attivazione di posti letto territoriali (Ospedali di comunità), con un ruolo sempre più attivo/autonomo per gli infermieri. Occorre prendere atto che i letti storicamente assegnati ai reparti chirurgici sono oggi tendenzialmente sovradimensionati, provvedendo alla loro ridistribuzione a favore di reparti, in genere internistici, più in difetto oppure ristrutturandoli in aree ‘per intensità di cura’ e non più ‘per unità operativa’. Classificazione JEL. D61, I18.
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