TY  -  JOUR
AU  -  Affinito, Letizia
T1  -  Effects of online health information seeking on patients and healthcare professionals’ actions in Italy
PY  -  2017
Y1  -  2017-04-01
DO  -  10.1706/2752.28034
JO  -  Politiche Sanitarie
JA  -  Politiche sanitarie
VL  -  18
IS  -  2
SP  -  77
EP  -  85
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1832
Y2  -  2026/03/10
UR  -  http://dx.doi.org/10.1706/2752.28034
N2  -  Introduzione. Il progetto Web in Salute, diversamente dalla maggior parte delle indagini precedenti, focalizzate sull’aumento dell’uso di internet per la ricerca di informazioni di salute, sui temi principalmente cercati o sulle motivazioni che hanno spinto alla ricerca di informazioni di salute on-line, si concentra sulle effettive esperienze delle persone/pazienti e dei medici/farmacisti e sulle possibili conseguenze sui risultati sanitari. L’assunto di base è che la ricerca di informazioni di salute in internet stimoli i pazienti a discutere i trattamenti “pubblicizzati” durante le visite/incontri col medico/farmacista influenzando il loro processo decisionale e, quindi, il loro comportamento di salute. Obiettivo. L’obiettivo è quello di analizzare l’impatto della ricerca di informazioni di salute online sulle azioni delle persone/pazienti, dei medici/farmacisti e sui risultati sanitari. Metodi. La ricerca è stata realizzata attraverso un sondaggio online su un campione nazionale di 872 medici/farmacisti e 745 persone indotte dalle informazioni trovate in internet a discutere i trattamenti “pubblicizzati” con i propri medici/farmacisti durante la visita medica o l’incontro in farmacia. Sulla base delle risposte degli intervistati, la ricerca si propone di determinare il valore (o danno) derivante da queste visite e/o incontri. Risultati. Sulla base dei risultati della ricerca, il 64 per cento del campione intervistato ha trovato informazioni sulla prescrizione di farmaci durante la propria ricerca online negli ultimi dodici mesi e il 49 per cento è stato spinto a discutere di una prescrizione con il proprio medico. Il 30 per cento ha acquistato il trattamento trovato online in farmacia senza consultare un medico. Tra gli intervistati che hanno fatto una visita medica durante la quale hanno discusso le informazioni di salute trovate online, il 54 per cento ha ricevuto la prescrizione di un farmaco che nel 40 per cento dei casi è della stessa marca trovata in internet. Le informazioni trovate influenzano le azioni delle persone soprattutto con riferimento ad un migliore controllo del proprio stato di salute (26%), a un miglioramento della propria dieta (24%), a un miglioramento delle proprie abitudini di fumo e alcol (24%), e dell’esercizio fisico (17%). Tali informazioni hanno, inoltre, influenzato la decisione di sottoporsi a test diagnostici specifici (20%), e contribuito ad avere informazioni su un farmaco (24%) o sulla scelta di un medico o di una struttura sanitaria (21%). Degli 872 medici e farmacisti che hanno risposto, il 44 per cento dei medici (sui 653 intervistati) e il 40 per cento dei farmacisti (sui 219 intervistati) dichiara che le informazioni trovate dai pazienti navigando in rete non erano “in alcun modo precise”. Il 35 per cento dei medici dichiara che la discussione su tali informazioni influenza negativamente il tempo della visita. Il 68 per cento dei medici e il 47 per cento dei farmacisti non pensa che tali informazioni “aumentino la compliance dei pazienti”. L’83 per cento dei medici e il 75 per cento dei farmacisti dichiara che le informazioni di salute trovate in internet incoraggiano i pazienti a cercare trattamenti inutili o autotrattamenti (86 per cento dei medici e 88 per cento dei farmacisti). Conclusioni. Nonostante le preoccupazioni circa le conseguenze negative delle informazioni di salute consultate online, dalla ricerca non sono emerse differenze significative degli effetti sulla salute tra i pazienti che hanno usato i trattamenti “menzionati” online e quelli che hanno usato altri trattamenti. In aggiunta, le informazioni di salute ottenute con internet hanno contribuito a migliorare lo stile di vita e, in alcuni casi, la comunicazione con il medico. Tuttavia possono aver incoraggiato il ricorso a trattamenti e test non necessari, e a disinformare i pazienti, generando un effetto negativo sulla pratica clinica senza, peraltro, migliorare la compliance rispetto ai suggerimenti del medico.
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