TY  -  JOUR
AU  -  Di Nuovo, Franca
AU  -  Onorati, Monica
AU  -  Nicola, Marta
AU  -  Parafioriti, Antonina
AU  -  Patriarca, Carlo
AU  -  Crivelli, Filippo
AU  -  Bonoldi, Emanuela
T1  -  La trasversalità dell’anatomopatologo, figura centrale nell’appropriatezza 
dei percorsi diagnostico-terapeutici
PY  -  2020
Y1  -  2020-01-01
DO  -  10.1706/3341.33101
JO  -  Politiche Sanitarie
JA  -  Politiche sanitarie
VL  -  21
IS  -  1
SP  -  22
EP  -  29
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1832
Y2  -  2026/06/10
UR  -  http://dx.doi.org/10.1706/3341.33101
N2  -  L’anatomia patologica è nata nel 1800 grazie al lavoro di Rudolf Virchow, padre della dottrina della patologia cellulare, e si occupa della diagnosi delle malattie attraverso l’analisi macroscopica, microscopica, immunologica, biochimica e molecolare di organi e tessuti. Nell’ultimo secolo l’attività dell’anatomopatologo ha vissuto un’evoluzione progressiva, che ha favorito un cambiamento radicale: si è passati dal considerarlo una figura preposta storicamente all’esecuzione dell’esame post-mortem dell’intero corpo (pratica autoptica) ad un professionista moderno che, attraverso una diagnosi sempre più accurata e dettagliata delle malattie, al passo con le innovazioni tecnologiche e di biologia molecolare, determina l’approccio terapeutico più appropriato per ogni singolo paziente. Sebbene la sua attività venga erroneamente accomunata a quella standard di un laboratorio d’analisi, il suo lavoro è di natura squisitamente intellettuale ed è basato quasi esclusivamente sulla conoscenza e sull’esperienza di uno specialista che, mediante il microscopio ottico, analizza le caratteristiche dei tessuti e delle cellule con un processo dinamico di analisi e sintesi volto alla produzione di una diagnosi istocitopatologica. In ambito oncologico, grazie all’analisi delle cellule e dei tessuti, l’anatomopatologo è capace non solo di identificare con precisione il tipo di tumore, ma di identificare anche i biomarcatori specifici del tumore, necessari per stabilire la prognosi e individuare una terapia mirata e più appropriata per il singolo paziente ( tailored therapy). L’anatomopatologo svolge inoltre un ruolo fondamentale nell’ambito della prevenzione oncologica. È infatti il medico responsabile della diagnostica citoistologica dei programmi di screening, che formula una diagnosi in grado di condizionare i successivi comportamenti clinico-terapeutici, offrendo un solido contributo ai registri di patologia e alla survey epidemiologica dei territori. Oltre che del microscopio ottico, strumento cardine del lavoro dell’anatomopatologo, la sua attività diagnostica di routine si è arricchita di strumenti all’avanguardia, di tecnologie innovative e sofisticate (digitalizzazione di immagini, microdissettori laser, tecnologie di next-generation-sequencing, liquid biopsy) mediante le quali è possibile rilevare le principali alterazioni molecolari a livello cellulare e individuare target terapeutici personalizzati, sempre più indispensabili per l’appropriatezza prescrittiva nell’era dei nuovi e costosi farmaci antineoplastici. Il ruolo dell’anatomopatologo non si esaurisce con le attività precedentemente descritte, ma continua nell’ambito dei trapianti d’organo mediante la valutazione dell’idoneità dell’organo e dell’eventuale patologia da rigetto. Inoltre, l’anatomopatologo è il garante del materiale biologico prelevato al paziente e tale attività ha reso possibile la costituzione di vere e proprie biobanche, che rappresentano una fonte di dati indispensabili per la ricerca medica del futuro. L’anatomopatologo è a tutti gli effetti una figura medica che, seppure spesso ‘dietro le quinte’ o confuso con ‘il medico delle autopsie’, svolge un ruolo centrale, indispensabile e determinante nella corretta gestione dei percorsi diagnostico-terapeutici dei pazienti, in particolare in ambito oncologico.
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